L'opera, attribuita a un pittore romano del XVII secolo, rappresenta una natura morta con frutta, neve, pappagallo e altri uccelli, realizzata in olio su tela con dimensioni di 56,5 x 73 cm.
La composizione si sviluppa su un piano ravvicinato, immerso in un fondo scuro e compatto, seguendo i canoni della pittura naturalistica di primo Seicento, influenzata dai veri esempi caravaggeschi. Tra i frutti si notano pere, pesche e fichi, preservati dalla neve che in primo piano comincia a sciogliersi, creando goccioline che cadono. Un secchiello traboccante di neve fresca si trova sullo sfondo, mentre sulla destra si trovano due vasi in vetro luminosi, elegantemente riflessati, accompagnati da diverse specie di uccelli che vivacizzano la scena.
La luce, radente e teatrale, illumina gli oggetti da sinistra, producendo contrasti chiaroscurali che esaltano le qualità tattili, come la buccia cerosa della frutta e la trasparenza dei materiali. L'opera, rispecchiando le tradizioni caravaggesche romane del XVII secolo, era precedentemente attribuita al Maestro di Hartford, ma tale attribuzione è oggi considerata non sostenibile.
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