Viviano Codazzi - Capriccio architettonico con astanti; Viviano Codazzi, Capriccio architettonico con rovine, acquedotto e astanti (coppia di oli su tela)
Attribuiti a Viviano Codazzi (1604–1670), i lotti qui descritti comprendono una coppia di dipinti a soggetto di capriccio architettonico. La tecnica è quella dell’olio su tela; le dimensioni risultano pari a 76 × 60 cm per ciascun dipinto. In entrambi i lavori le scene sono impostate entro cornici in legno ebanizzato e dorato, che inquadrano ambientazioni popolatae da figure in primo e secondo piano. La datazione proposta dallo studioso David Marshall colloca l’esecuzione intorno al 1640, in un periodo precedente al trasferimento di Codazzi a Roma nel 1648.
Il primo dipinto raffigura un capriccio architettonico con astanti, organizzato secondo un impianto prospettico che valorizza il gioco di masse e profondità degli elementi architettonici. Il secondo presenta un’ambientazione con rovine e un acquedotto, con presenze umane distribuite lungo le diagonali compositive. Secondo Marshall, le figure sarebbero riferibili alla mano di Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro, sulla base di affinità stilistiche e della collaborazione documentata in quegli anni: la necessità di un pittore figurista specializzato avrebbe guidato l’impiego di tale collaborazione per conferire vitalità alle ambientazioni ideate da Codazzi.
Per quanto riguarda lo stato di conservazione, il lotto risulta “NONATTIVO”. Non sono riportate ulteriori informazioni su firma, iscrizioni o segni particolari. L’assetto con cornici ebanizzate e dorate costituisce parte integrante della presentazione dei dipinti.