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Prima edizione di un trattato scritto dal Nobili a Ferrara l'anno precedente, opera che si inserisce perfettamente nel dibattito filosofico cinquecentesco. Presenta infatti influenze dal neoplatonismo di Marsilio Ficino, che aveva inaugurato la filosofia dell'amore in età umanistica descrivendolo come forza capace di collegare l'umano al divino. Il componimento è scritto in toscano, in quanto lingua ritenuta piacevole e dolce, nobilitata dall'uso che ne fece il Petrarca. Ricevette immediato apprezzamento da Annibal Caro, Benedetto Varchi e anche da Torquato Tasso, che se ne servì per prepararsi alla disputa sul tema dell'affezione amorosa svoltasi nelle sale dell'Accademia Ferrarese all'inizio del 1570. Antonio Rinieri, letterato e poeta italiano, membro della senese Accademia degli Intronati, fu amico di gran parte dei letterati toscani suoi contemporanei.