Simone Pignoni (Firenze, 1611–1698), Maddalena penitente. Dipinto a olio su tela, con dimensioni cm 84×72 (con cornice). L’opera si colloca nella produzione devozionale dell’artista, incentrata su soggetti di forte intensità spirituale, qui resa mediante la figura della santa nel momento del pentimento. La lettura iconografica è fondata sugli attributi canonici, resi con particolare attenzione pittorica e con una resa tonale morbida e modulata.
La composizione presenta la Maddalena corredata dal teschio, emblema di vanitas e memento mori, da un cilicio metallico quale strumento di auto-flagellazione e dalla misera pagnotta, quale nutrimento essenziale. La figura è caratterizzata da un patetismo intenso e da un trattamento pittorico che combina sfumature delicate con una luce soffusa, descritta nella bibliografia come serotina, capace di tornire le carni. La resa dei tessuti è oggetto di specifica cura, con effetti di consistenza e gradualità cromatica coerenti con la maniera dell’autore.
Sul piano documentario, il dipinto risulta ricondotto nella provenienza a Galleria W. Apolloni, Roma, e successivamente a collezione privata, Roma. È citato in S. Bellesi, Inediti di Simone Pignoni e Francesco Botti, in Arte Collezionismo Conservazione (Scritti in onore di Marco Chiarini), Firenze 2004, pp. 338–342, fig. 1. Non sono fornite ulteriori indicazioni specifiche su firma, timbri o ulteriori elementi tecnici oltre ai dati di supporto e dimensioni.
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Provenienza
Galleria W. Apolloni, Roma; collezione privata, Roma.
Bibliografia
S. BELLESI,<i> Inediti di Simone Pignoni e Francesco Botti</i>, in <i>Arte Collezionismo Conservazione. </i><span style="color: rgb(109, 118, 126);"><i>Scritti in onore di Marco Chiarini</i>, a cura di M. L. Chappell, M. Di Giampaolo, S. Padovani, Firenze 2004, pp. 338-342, fig. 1.</span>