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di confronto S. Cavatorti, Giovanni Teutonico. Scultura lignea tedesca nell’Italia del secondo Quattrocento, Perugia 2016, pp. 67-71, p. 222 n. E.II.11; E. Mancini, in Museo di Palazzo santi. Chiesa di Sant’Antonio Abate, a cura di G. Gentilini e M. Matteini Chiari, Firenze 2013, pp. 112-113, cat. 200, con bibliografia precedente; L. Principi, Il Sant’Egidio di Orte: aperture per Saturnino Gatti scultore, in “Nuovi Studi”, XVII, 2012, 18, pp. 101-129. La peculiare effige in legno dipinto di questo San Sebastiano rientra per evidenti affinità formali e tipologiche all’interno di un gruppo di sculture localizzate in Umbria, analizzate in diversi studi, recentemente orientati a individuarne gli artefici tra gli intagliatori tedeschi operosi in questo territorio. Tra questi si distinse Giovanni Teutonico (Giovanni di Enrico da Salisburgo), documentato a Perugia, Terni e Norcia tra il 1478 e il 1498 a cui è stato attribuito un San Sebastiano conservato presso il Museo Diocesano di Terni (S. Cavatorti, Giovanni Teutonico. Scultura lignea tedesca nell’Italia del secondo Quattrocento, Perugia 2016, pp. 67-71, p. 222 n. E.II.11). Ancora più stringenti similitudini si possono individuare nel San Sebastiano oggi facente parte della collezione del Museo di palazzo Santi a Cascia, in Valnerina, oggetto di una nutrita bibliografia (E. Mancini, in Museo di Palazzo santi. Chiesa di Sant’Antonio Abate, a cura di G. Gentilini e M. Matteini Chiari, Firenze 2013, pp. 112-113, cat. 200, con bibliografia precedente) a cui è stato accostato da Giancarlo Gentilini e David Lucidi un’affascinante scultura raffigurante il medesimo santo martire transitata il 12 novembre 2019 da Pandolfini. Medesima è l’intensa espressività del volto, la postura, inarcata e leggermente sbilanciata, e l’attenzione per la resa anatomica. La qualità dell’intaglio emerge poi chiaramente anche nell’esemplare qui offerto nelle increspature affilate del tessuto del perizoma e nella capigliatura ordinata in onde regolari. Sorprendente è infine la realistica descrizione dei piedi, del tutto confrontabile a quella della scultura già in asta da Pandolfini, piedi dall’epidermide tesa, dove le vene gonfie sembrano pulsare di vita, e dalle dita con le estremità assai arrotondate, che risaltano sopra uno stuoino mimeticamente raffigurato.