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<p>Curioso manoscritto con scrittura in miniatura nel ritratto e nelle figure all’interno del campo dello stemma araldico. L’autore è “Ignatio Moligia scrisse l’anno 1693”(informazione leggibile sia ai lati dello stemma araldico, sia nella scrittura in miniatura, al piede della figura di Ranuccio Farnese). La scrittura è leggibile soltanto grazie ad adeguati strumenti di ingrandimento. Il manoscritto ritrae Ranuccio II Farnese in età matura (probabilmente gli anni ’80 del XVII secolo) ed è stato copiato, un anno prima della morte del Duca, dal dipinto oggi conservato presso il complesso Monumentale della Pilotta a Parma. Di questo dipinto si conoscono altre copie: una conservata a Napoli nel Palazzo Reale, ritenuta opera di Jacob Denys, un’altra nella collezione dell’Amministrazione Ospedaliera a Parma, e una terza presso la sede dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio. I testi della scrittura in miniatura, in italiano, sono in onore della famiglia Farnese ed Este (due mogli di Ranuccio furono esponenti della famiglia Este). L’incipit del testo nel ritratto ripercorre la storia della famiglia: “La Serenissima Casa Farnese già più di anni 700 come attestano gli antichi annali della casa [...] d’Orvieto dalla Germania passò [...] in Toscana [...]” e continua con componimenti poetici celebrativi del conte Fulvio Testi (1593-1646), diplomatico, poeta e scrittore, importante esponente della letteratura barocca. “Componimento drammatico fatto per la musica nel giorno natalizio della Serenissima Maria Farnese Duchessa di Modena / Serenatevi o cieli tranquillatevi o mari e voi dell’ampia terra alti monti ime valli apriche piagge festeggiate e ridete [...] Piovan sul crin lucente tardissime le nevi, le rose e i gelsomini onde con vago misto le due guance vezzose Aprile infiora [...]” - Per una festa fatta a Sassuolo nel Natale dell’Altezza Serenissima di Francesco d’Este Duca di Modena [Francesco I, suocero di Ranuccio] / Coro: Di rai più belli cinto i capelli il Dio di Delo rida nel Cielo [...]. Cerere: “De le più belle spighe che ne’ fertili campi quinci la Secchia indi il Panaro irrighe [...] Di donzelle vezzose ufficioso stuol da lor ne trasse polvere biancheggiante con accurata man poi ne compose queste candide masse [...]”.</p>