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M. Gregori, 70 pitture e sculture del '600 e '700 fiorentino, catalogo della mostra, Firenze 1965, fig. 33, p. 57 Il dipinto spesso citato nella letteratura dell'artista compare pubblicato sul catalogo della mostra di palazzo Strozzi del 1965. Mina Gregori nella scheda di riferimento dell'opera indicava che "questa tela e la sua compagna con l'Adorazione dei Magi appartengono al momento più fluido dello stile del Dandini quando egli costeggia il cortonismo scheggiato ed acuto del Gabbiani e del Gherardini" e ritiene possa datarsi tra la fine del Seicento e il primo decennio del Settecento. "L'opera è straordinaria per la complessità della composizione e per taluni effetti poco usuali di luci probabilmente ispirati alle incisioni di Rembrandt". In questa tela ricca di movimento e piena di phatos sono racchiuse tutte le componenti stilistiche dell'artista, dal cortonismo, già evidente nelle opere giovanili, agli esempi rubensiani e a quelli di livio Mehus cui Dandini farà particolare riferimento in opere che, come questa, appartengono ad una fase già avanzata della sua attività