Opera di Antonio Piccioli, "L'antotrofia, ossia la coltivazione de’ fiori", pubblicata a Firenze nel 1834 da Batelli e figli. Il testo, in formato ottavo con dimensioni di 225 x 140 mm, è composto da 798 pagine e include 72 tavole a piena pagina incise in rame e successivamente colorate a mano. La legatura coeva è in mezza pergamena con carta marmorizzata, con dorso liscio decorato da ferri dorati e titolo su tassello nocciola, presentando tagli gialli.
Il trattato riveste un'importanza significativa nell'ambito della floricoltura ottocentesca, sintetizzando le tecniche e le pratiche per la coltivazione ornamentale, riflettendo l'interesse del periodo per la botanica applicata. Il testo si distingue per il rigore descrittivo, combinato con una sensibilità estetica, e si sviluppa attraverso una struttura calendariale, utile per orientare il lettore nelle pratiche di coltivazione, i lavori da eseguire e le cure da riservare alle diverse specie floreali durante l'anno.
Il volume presenta lievi fioriture sparse, mentre al frontespizio è visibile il timbro di L. Santacroce, attestando una provenienza di rilevanza storica.
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