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del piatto sono poche: l’opera è stata pubblicata da Bellini e Conti (11), i quali ricordano una precedente collocazione nella collezione Guy G. Hannaford, esitata a Firenze nell’ottobre 1969 (12). Nel catalogo dell’asta è sottolineato il valore documentario dell’opera e si cita una non meglio precisata provenienza da una collezione russa ante 1917. 1 BARTSCH, XIV, 23. La composizione deriva dal soggetto affrescato da Giulio Romano e 2 Giovan Francesco Penni, dopo la morte di Raffaello, in una lunetta sopra una finestra della Cappella Massimi nella chiesa di Trinità dei Monti a Roma, insieme ad altri tre episodi. Come descrive Vasari, gli affreschi furono realizzati su commissione di "una meretrice, ancorché oggi sia di Messere Agnolo Massimi". Andati distrutti nell'Ottocento, restano a testimonianza pochi disegni e incisioni. Secondo gli studiosi l'invenzione originale potrebbe attribuirsi a Raffaello (MASSARI 1993, pp. 9 -10). 2 BALLARDINI 1934, ma la monografia di Carmen Ravanelli Guidotti sul pittore faentino (RAVANELLI GUIDOTTI 1998, p. 146 n. 13), che ci ricorda come l’incisione sia stata utilizzata anche da Xanto Avelli in più opere. La studiosa ricorda anche una coppa faentina con lo stesso soggetto ora all’Ermitage (fig 13c). 3 Lehman Collection, inv. 1975.1.1103. 4 ALINARI 1987, pp. 33-35 n. 3. 5 BERTI 1998, pp. 323-326. Studi più recenti stanno focalizzando l’attenzione della ricerca –incentrata prevalentemente sull’aspetto morfologico – a una sempre maggiore possibilità d’identificazione delle specifiche produzioni delle fornaci per determinare il carattere di eventuale unicità contestuale della manifattura o di un suo più generale inserimento all’interno del movimento di maestranze operanti all’interno di uno stesso territorio (CAROSCIO 2004). 6 Nell’atto del Notaio Ser Domenico Bocciati del 1509 riguardo a una controversia patrimoniale nell’elenco dei beni compare una casa con fornace a Chaffagg(iolo) presa a pigione da Pietro e Stefano e Philippo da Monte Lupo (GUASTI 1902). 7 Il cognome in realtà compare nella Decima Granducale del 1640 (GUASTI 1902, p. 122). 8 Il confronto tra le produzioni, in contesto di fornace, ancora in fase di approfondimento grazie ai numerosi studi e agli scavi tuttora in corso di pubblicazione, potrà fornire ancora nuovi chiarimenti sul rapporto tra Montelupo e Cafaggiolo e ancora nuova chiarezza sulle marche presenti nei due centri. 9 Inv. WA1888,CDEF.C410. Probabilmente il più antico della serie, datato 1547 (CORA-FANFANI 1982, p. 150 n. 141). Con questo piatto il nostro esemplare condivide lo stesso decoro alla porcellana delineato sul retro della tesa. 10 MARINI 2012, pp. 220-221 n. 21 e
relativa. 11 BELLINI CONTI 1964, p. 74. 12 SOTHEBY’S, Firenze, 17 ottobre 1969, lotto 84.