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dalla collezione di maioliche del Barone Archibald Buchan Hepburn(6) e quindi all’epoca nella collezione Bolognesi di Milano. Il piatto è rientrato sul mercato antiquario in occasione di un’asta tenutasi a Milano nel 1997(7), per poi, probabilmente, entrare nella collezione Schubert, prima della definitiva collocazione nella attuale raccolta. 1 Dopo il 1427 il Papa Martino V aveva ordinato di modificare il trigramma aggiungendo un tratto alla “h” per farla diventare una croce, poiché la forma originaria, con la croce collocata a sormontare la lettera, era stata usata in modo idolatrico da Umbertino da Casale, allora in odore di eresia. Il personaggio è ricordato anche da Dante, che lo cita nel canto XII del Paradiso ai versi 124-126. 2 Forse la spugna imbevuta d’aceto tipica della passione? 3 FIOCCO-GHERARDI 2005, p. 52 n. 83, nel quale la decorazione principale occupa l’intera superficie compresa la tesa. Il piatto è attribuito a Giacomo Mancini detto il Frate al periodo 1540-1550. 4 SAMEK-LUDOVICI 1960, p. 12 n.12. La mancanza dei due santi ai lati della croce rende difficile l’accostamento dell’opera a questa incisione, che è invece pertinente al piatto di confronto. 5 MINGHETTI 1959, p. 157. 6 Sappiamo che la collezione del barone Buchan Hepburn andò all’asta nel 1934 (BUCHAN-HEPBURN SALE 1934). 7 SOTHEBY’S, Milano 10-12 maggio 1997.