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di riferimento Firenze e la sua immagine. Cinque secoli di vedutismo, catalogo della mostra a cura di M. Chiarini e A. Marabottini (Firenze), Venezia 1993. N. Barbolani di Montauto, Pandolfi Reschi, Firenze 1996. Francesco Saverio Baldinucci riporta come Pandolfo Reschi, di origine polacca ma formatosi a Roma (F. S. Baldinucci, Vite di artisti dei secoli XVII-XVIII, 1725-1730, ed. a cura di A. Matteoli, Roma 1975, p. 220), si fosse esercitato in vedute dal vero all’acquarello a partire proprio dalla sua esperienza romana, anticipando la stagione del vedutismo. Giunto a Firenze, negli anni sessanta del Seicento, beneficiò del mecenatismo del marchese Pier Antonio Gerini e successivamente del cardinale Francesco Maria de’ Medici, che gli permise di studiare anche le opere delle loro importanti collezioni, in particolare quelle di Salvator Rosa e di Jacques Courtois, detto il Borgognone. Proveniente proprio dalla collezione Gerini e oggi presso la collezione della Cassa di Risparmio di Firenze (Barbolani di Montauto 1996, pp.68-70, cat. 12) è una tela di più contenute dimensioni con lo stesso originale punto di vista della nostra tela, dal viale delle Cascine folto di pini e querce, con la suggestiva apertura sull’Oltrarno da Porta san Frediano che passando per il campanile di Santo Spirito e Palazzo Pitti arriva sino al forte Belvedere sulle colline azzurrate. Come giustamente è stato notato, la mancanza della chiesa di San Frediano in Cestello, confermerebbe la datazione alla quale far risalire la veduta, intorno al 1680, anno in cui ebbero inizio i lavori per la riedificazione di tale edificio religioso. La raffigurazione topografica del dipinto offerto, molto accurata e tutta giocata su delicate tonalità del verde e dell’azzurro con gli immancabili tocchi squillanti in primo piano – si veda la giubba rossa del pescatore -, mostra una soluzione successivamente adottata da Vanvitelli, Zocchi e Patch.