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<p>Novella per bambini (l'unica finora conosciuta della Shelley), scritta nell’agosto del 1820, per farne dono a Lauretta Tighe, figlia di George Tighe e di Lady Mountcashell (Margaret Jane King 1772-1835), in occasione del suo undicesimo compleanno. <br /> <br /> Nel diario della Shelley è infatti riportata la nota: <em>"Thursday 10–Write a story for Laurette–Walk on the mountain–Le Buche delle Fate–The weather is warm & delightful" (</em>Mary Shelley, <em>The Journals of Mary Shelley, 1814–44</em>, Eds. Paula R. Feldman and Diana Scott-Kilvert, Baltimore: Johns Hopkins University Press (1995), note 3, p. 328.)<br /> <br /> La Shelley si rivolse al padre, il filosofo William Godwin, per fargli pubblicare il manoscritto nella casa editrice che lui dirigeva, la <em>Juvenile Library</em>, ma il racconto però non fu mai pubblicato, perché ritenuto troppo corto e con troppi riferimenti autobiografici familiari.<br /> <br /> Il legame affettivo tra Mary Shelley e Lauretta Tighe ha le sue radici nel precedente rapporto tra la madre di Mary Shelley, la celebre filosofa e scrittrice britannica Mary Wollstoncraft e la giovane Margaret King della quale fu l'istitutrice ed educatrice per diversi anni. Dopo un suo matrimonio infelice, con il quale Margaret King prese il titolo di Lady Mountcashell e a seguito di burrascose vicende familiari, la King si trasferì in Italia con il nuovo compagno George William Tighe (sotto le mentite spoglie di Mrs Mason) dal quale ebbe due figlie, Lauretta e Nerina. In Italia, nel 1819, la King accolse i giovani coniugi Mary e Percy Shelley anch'essi in fuga dall'Inghilterra offrendo loro protezione e condividendo le stesse vicissitudini familiari.<br /> <br /> Ritenuto disperso per oltre un secolo e mezzo, nel 1997 il prezioso manoscritto venne ritrovato fortuitamente tra le carte degli eredi di Nerina Tighe che l'hanno accuratamente conservato fino ai giorni d'oggi ed eccezionalmente proposto alla vendita con l'auspicio di una destinazione pubblica.<br /> <br /> La più importante biografa di Mary Shelley, Claire Tomalin, con l'ausilio della studiosa Nora Crook e di Catherine Payling, direttrice del Museo Keats Shelley di Roma ne hanno attestato l'autenticità argomentandola ampiamente anche nell'introduzione dell'edizione a stampa del 1998.</p> <p><em>Il manoscritto è stato dichiarato di notevole interesse storico culturale dalla Soprintendenza archivistica per la Toscana</em></p>