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Studio Nicola Campigli, Roma Collezione privata Il dipingere di Massimo Campigli, giornalista che si rivela pittore, rispecchia la sua indole, timida ma curiosa; il suo spirito, che incrocia epoche e culture diverse, porta alla luce un senso di archeologia modernista ed esotismo che gli appartengono e che egli riesce incredibilmente a celebrare nelle sue tele. La tecnica pittorica di Campigli si contraddistingue per spessori ingenti e lavorazioni peculiari, con la spatola o col pennello, l’artista sottrae la materia per incisione o raschiatura del colore ancora fresco. Fondamentale in lui è la conoscenza dell’arte antica, come quella egizia, greca ed etrusca ma anche la tradizione dell’affresco del ‘400, a cui si ispira utilizzando colori terrosi che imitano l’opacità di questa stessa tecnica. E’ un uomo sensibile, ossessionato dalla perfezione, in costante ricerca di uno stile e del rigore della composizione. Ciò che conta davvero per lui, è trovare un equilibrio tra la geometria e l’umano, tra la forma e l’attitudine. Trai soggetti preferiti di Campigli, troviamo le figure femminili, sole o in coppia, col cosiddetto “vitino di vespa”, ingioiellate ed eleganti, tratte dalla contemporaneità ma che nelle sue tele ricordano quelle figure greche e preistoriche che tanto ammira. Tutto per Campigli è evasione dalla realtà attuale, una realtà malinconica e sospesa, prossima al secondo conflitto mondiale. Egli rivendica il sapere antico, ma allo stesso tempo allude alle iconografie della nuova oggettività tedesca degli anni ‘20/’30. Le sue tele celano qualcosa di misterioso, un rigore che sembra quasi perfezione e che fa emergere quel senso del “meraviglioso”, a cui Campigli ambiva costantemente.