

36
dalla chiesa di Santa Caterina a Pisa, sulla base di un documento che registra la commissione nel 1364, da parte di donna Nuta di Vico, di un polittico destinato all’altare di San Paolo in quella chiesa5. Raffigurando San Paolo in posizione d’onore e potendosi datare negli anni sessanta del Trecento, il polittico ex Toscanelli era infatti un candidato forte per l’identificazione con l’opera citata nel documento. Tuttavia, di recente, alcuni rinnovati scavi d’archivio hanno rimesso in discussione questo collegamento. Si è infatti appurato che il pittore pisano di nome ‘Francesco’ che viene citato in quel documento per la realizzazione del dipinto è in realtà Francesco Neri da Volterra6 e perciò il polittico Cini, inconciliabile con lo stile del pittore volterrano, non può essere quello richiamato nel documento del 13647. Resta dunque aperta l’indagine sul polittico Cini - che infatti è stato inquadrato anche nell’ultima attività di Giovanni di Nicola, pittore pisano probabilmente formatosi con il senese Lippo Memmi - 8 e nell’assenza di riferimenti documentari certi è plausibile tornare a considerarlo come un esito della fase finale del percorso del Maestro di Popiglio. Esso parrebbe inoltre traghettare a Pisa soluzioni compositive e strutturali pubblicate a Pistoia: col tramite del polittico Cini, si spiega infatti più agevolmente la somiglianza strutturale fra il polittico di Taddeo Gaddi per l’altar maggiore di San Giovanni Fuorcivitas di Pistoia, e il polittico di Agnano di Cecco di Pietro, che ne condivide il registro intermedio coi santini a mezzo busto interposto fra le cuspidi ed il registro coi santi a figura intera9. I punti di maggior contatto fra la tavola qui schedata e il polittico Cini chiamano in causa soprattutto la raffigurazione dell’Annunciazione: basti pensare al profilo dell’Arcangelo da affiancare idealmente ad uno degli angeli in profilo che fanno corona alla Madonna col Bambino. Oltre alla somiglianza dei tratti (fatta eccezione per una certa sommarietà nella definizione delle mani), colpisce soprattutto il chiaroscuro intenso usato con funzione modellante. In sintesi, sembra da proporre una datazione all’inizio degli anni sessanta del Trecento ed un inquadramento nella tarda attività del Maestro di Popiglio. Note: 1 Per questo polittico e per un trittico di analoga cultura figurativa raffigurante la Madonna col Bambino fra santo vescovo e santo Stefano e nelle cuspidi San Paolo e San Pietro cfr. U. Feraci, I polittici trecenteschi, in Popiglio. Museo d’arte sacra, a cura di P. Peri, Pistoia 2010, pp. 68-71. Per Feraci, che si allinea alla posizione critica di M. Boskovits (Pittura umbra e marchigiana, Firenze 1973, pp. 19, 40), il primo polittico sarebbe opera del Maestro di Popiglio, mentre il secondo si dovrebbe ad un altro, anonimo maestro pistoiese. Si tratta in effetti di un gruppo composito, forse meritevole di qualche espunzione, ma che nel complesso sembra poter convivere in un unico corpus. 2 Sul ‘Maestro del 1310’, così definito a partire dalla grandiosa Maestà al Musèe du Petit Palais di Avignone, datata in quell’anno in base all’epigrafe in calce al dipinto, cfr. A. De Marchi, Come erano le chiese di San Domenico e San Francesco nel Trecento? Alcuni spunti per ricostruire il rapporto fra spazi ed immagini, sulla base dei frammenti superstiti e delle fonti, in Il Museo e la città. Vicende artistiche pistoiesi del Trecento, Pistoia 2012, pp. 13-19. 3 Per tali metafore cfr. P.P. Donati (Per la pittura pistoiese del Trecento- II Il Maestro del 1336, in ‘Paragone’, XXVII, 1976, 321, pp. 3-15 ), al quale si deve l’individuazione della personalità critica del maestro; e A. Paolucci, Il Museo della collegiata di Sant’Andrea in Empoli, Firenze 1985, scheda 2, p. 37. 4 Cfr. L. Pisani, Pittura a Pescia e dintorni fra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, in Sumptuosa Tabula Picta. Pittori a Lucca tra Gotico e Rinascimento, catalogo della mostra (Lucca 1998) a cura di M. T. Filieri, Livorno 1998, p. 99 figg. 66-67. 5 Per il documento cfr. P. Bacci, Il Trionfo di San Tommaso di Francesco Traini e le sue attinenze con la scuola senese, in ‘La Diana’, V, 1930, p. 171; per il collegamento col polittico cfr. W. Cohn, Franco Sacchetti und das ikonographische Programm der Gewöllemalereien von Orsanmichele in ‘Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz’, VIII, 1958, p. 73. 6 Si tratta di un pagamento, ulteriore, che chiarisce l’identità di tale Francesco: cfr. M. Fanucci Lovitch, Artisti attivi a Pisa fra XIII e XVIII secolo, Pisa 1991, pp. 118, 147. 7 Federica Siddi ha inoltre notato l’assenza nel polittico Cini di qualsiasi riferimento all’iconografia domenicana, come sarebbe invece avvenuto se l’opera avesse avuto attinenza con Santa Caterina, chiesa dei domenicani di Pisa. Per il polittico Cini cfr. F. Zeri, Dipinti toscani e oggetti d’arte della collezione Vittorio Cini, Vicenza 1984, pp. 13-16 e ora la scheda di F. Siddi, nel nuovo catalogo in corso di preparazione a cura di A. Bacchi e A. De Marchi.