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<p>Nel testo poetico introduttivo Miccini ci spiega l'ambivalenza del nuovo libro d'artista come un «oggetto amato e odiato da noi che lo frequentiamo in modi diversi: del leggerlo e dello scriverlo» in quanto «luogo del logos [...] tempio abitato della cultura e della menzogna» che ha «lo spessore dell'istituzione, il potere del Potere» ma anche libro «come pratica maniacale di una libertà e di una coscienza che sola legittima il mondo della vita. il mondo delle cose. [...] Il titolo di questo libro [...] gioca proprio sulla doppia valenza etimologica latina: libro/libero: pratica, dunque, non solo scrittoria ma anche vitale e autoriflessiva di un esercizio del logos: odio e amore che articolano enfasi ed esorcismo, apologia e discredito, mimesi e violazione [...] in modo da comprendere tutte le opposizioni e le coppie dialettiche del senso, appunto, della vita della nostra coscienza di uomini».</p>