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<p>Prima edizione dell’opera maggiore del massimo esponente della ‘commedia all’improvviso’, Francesco Andreini, in arte Capitan Spavento da Vall’Inferna, attore dotatissimo, letterato, poliglotta.<em> Le bravure del Capitano Spavento </em>rappresentano il consuntivo monumentale della carriera dell'Andreini, raccogliendo in forma letteraria lo zibaldone delle sue parti, con l'intento di conservare memoria scritta dei suoi deliranti exploits scenici in veste di superbo militare vanaglorioso; così a carta [6]v: «venuto meno il vivere d'Isabella mia dilettissima consorte [...], fui da molti amici miei consigliato a scriver alcuna cosa e donarla alla stampa, per lasciar qualche memoria di me». Questo repertorio di battute, cicalate e lazzi si articola in 55 dialoghi con il servo Trappola; nel 1618 verrà stampata da Vincenzo Somasco una seconda parte divisa in 40 ragionamenti. Cfr. <span style="font-variant: small-caps;">Allacci </span>149 (ed. del 1609); <span style="font-variant: small-caps;">Clubb </span>64; manca a <span style="font-variant: small-caps;">Cairo-Quilici,</span> <span style="font-variant: small-caps;">Piantanida </span>e <span style="font-variant: small-caps;">Regenstein</span>. L'Andreini, appartenente alla seconda generazione di comici dell'arte - quella dei 'grandi attori' per dirla con <span style="font-variant: small-caps;">Taviani</span>,<em> La Commedia dell'Arte</em> - «in seguito al matrimonio con Isabella, e comunque dopo il 1578, entra con la moglie nella compagnia dei Gelosi» di Flaminio Scala specializzandosi in vari ruoli fino ad interpretare la maschera che gli diede maggior successo, quella di Capitano Spavento, e a diventarne il capocomico. <span style="font-variant: small-caps;">Rasi </span>I, 53-87.</p>