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<p>L’uso di queste lamine iscritte deriva dal mondo antico greco e romano; venivano utilizzate in molti settori della vita pubblica e privata. Nel Medioevo mantennero le stesse caratteristiche e furono impiegate per certificare reliquie, per consacrare altari o per scritture di carattere municipale, onorario e militare. Non erano destinate alla pubblica lettura, ma avevano un valore prevalentemente documentario. La lamina qui presentata si riferisce al Consiglio dei sei sapienti - “Sapientes maiores” – il massimo organo politico della Repubblica di Venezia che affiancava il Doge. L’ultima riga del testo riporta un riferimento al “Colegio de Rogatis” (istituito secondo la tradizione nel 1229) che verrà in seguito chiamo Senato o Consiglio dei Pregadi, anch’esso presieduto dal Doge. Il numero “sei”, dei “Sapientes maiores”, potrebbe riferirsi ai sestieri della città, che alcuni storici ritengono esistessero già dal IX secolo. Del periodo politico veneziano a cui fa riferimento questa lamina plumbea si conosce pochissimo per mancanza di fonti originali. La trascrizione del testo latino medievale è la seguente: “In Veneta rei publ[licae] creantur quoq[ue] ab hoc consilio sapientes maiores sex scil - maioris - extimationis viri qui pacis bel[l]oque tractent negotia literas dent ad principes et aceptis respondeant quique a consiliis sint et gubernent rem pub[licam] suisq[que] sente[n]tiis colegio de rogatis con[…] [testo illeggibile perché nascosto da una piegatura del lembo inferiore]”. Interessantissimo documento da studiare.</p>