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<p>Il libro, pubblicato dallo storico dell'arte e critico francese che nel 1895 fu anche membro della giuria della I Esposizione internazionale d'Arte (Biennale di Venezia), ha costituito all’epoca una sorta di manifesto della fotografia pittorialista europea, divenendo uno degli scritti fondanti e punto di riferimento teorico per le concezioni estetiche del movimento. «Poco a poco, con l'educazione del suo occhio e del suo pensiero, il fotografo ha capito che il soggetto non era tutto nella Natura, ma anche in se stesso, e che il lavoro non doveva essere fatto interamente dalla macchina, ma anche dal suo cervello e dalle sue mani.» – scrive La Sizeranne, legittimando così i fotografi a intervenire manualmente sulle immagini, a manipolarle, ad allontanarsi dall'automatismo della macchina (e quindi dal reale) per elevare definitivamente la fotografia nel campo dell'arte. Il testo era già apparso nel dicembre 1897 sulla "Revue des Deux Mondes", della quale l'autore era assiduo collaboratore, ma senza illustrazioni. Il saggio fu quindi riproposto in questo volume, pubblicato da Hachette, con riproduzioni di fotografie di vari fotografi (tra i più eminenti rappresentanti del movimento pittorialista), realizzate da vari fotoincisori e tipografi secondo procedimenti diversi. L'autore ne dà conto precisamente nel colophon premesso al testo e, alla fine, in un indice delle 40 incisioni contenute nel volume (anche se mancano comunque alcuni crediti). Tra i fotografi inclusi dal critico per le illustrazioni del testo, oltre a Robert Demachy e Constant Puyo, che guidavano il movimento in Francia, gli inglesi James Craig Annan, Alfred Maskell e Alfred Horsley Hinton, il francese René Le Bègue, lo svizzero Frédéric Boissonnas, il tedesco Heinrich Kühn e vari altri.</p>