L'opera in oggetto è la prima edizione postuma di Costantino Grimaldi, intitolata "Dissertazione in cui si investiga quali sieno le operazioni che dependono dalla magia diabolica e quali quelle che derivano dalle magie artificiale e naturale", pubblicata a Roma nel 1751 presso Pallade. Il volume, in formato quarto (255 x 185 mm), è composto da [8], 139, [1] pagine, presenta un'antiporta decorata con un ritratto dell'autore inciso da Antonio Baldi su disegno di Gaetano Garsia e un vignetta calcografica al frontespizio, arricchita da fregi tipografici incisi in legno e dal monogramma del tipografo in fine.
Il testo si distingue per la sua approfondita analisi del fenomeno della magia, in cui l'autore opera una rigida distinzione tra le pratiche attribuite all'intervento demoniaco e quelle riconducibili alle magie naturali e artificiali. Questo trattato si inserisce nel contesto del dibattito illuministico, affrontando temi legati ai confini tra scienza, superstizione e religione, e pone l'accento sulla razionalizzazione di fenomeni tradizionalmente considerati occulti.
Il volume si presenta in una legatura coeva in piena pergamena, con dorso liscio e titolo manoscritto, mostrando segni di piccole macchie, mentre il testo presenta alcune lievi fioriture e macchie. L'importanza di quest'opera risiede non solo nel contenuto, ma anche nel suo valore come testimonianza storica di un'epoca in cui il pensiero razionale iniziava a mettere in discussione le credenze più consolidate.
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