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Collezione Marina Ripa di Meana, Roma [...] L’esistenza è altrove. Le parole con cui Breton concludeva il manifesto del Surrealismo si potrebbe usare per le opere di Turcato che, anch’esse, si configurano come un continuo altrove, come evocazioni che escludono gli aspetti ovvi del reale. L’altrove pero’, bisognerebbe aggiungere, non è la fine, è un mezzo. Se Turcato riprende la poetica fondamentale dell’astrazione, il “rendere visibile ciò che non sempre lo è" (secondo la definizione di Klee), l’esito che gli interessa non è la conoscenza, è l’emozione. E poiché quello che maggiormente ci coinvolge è quello che non sappiamo, che non abbiamo mai visto, l’artista dovrà ricreare ex novo, col proprio linguaggio, il proprio universo.” [...] Elena Pontiggia, Roma: il segno, ancora. Geografie oltre l’informale, Palazzo della Permanente Gennaio/Febbraio 1987. Società Per le Belle Arti ed Esposizione Permanente