Opera del rappresentante del Seicento, Giulio Cesare Capaccio, intitolata 'La vera antichità di Pozzuolo', pubblicata a Roma nel 1652 da Filippo de' Rossi. L'opera è impressa in formato 8° e presenta una marca xilografica al frontespizio, accompagnata da nove tavole incise in rame fuori testo, delle quali si segnala una leggera fioritura generale. La legatura coeva in pergamena semirigida è stata mantenuta, con dorso liscio decorato con titolo manoscritto, sebbene presenti evidenti segni del tempo, tra cui un vecchio tassello di biblioteca e due lacune vicino al dorso. Al frontespizio è inoltre visibile un antico timbro di appartenenza.
Il testo tratta, in forma erudita, le origini storiche di Pozzuoli, Baia, Miseno e Cuma, mentre analizza anche le tradizioni e i monumenti della provincia napoletana. Si osserva che l'oggetto è venduto assieme ad altre due opere, tra cui la 'Nuova guida de' forestieri e dell'Istoria di Napoli' di Pompeo Sarnelli, risalente al 1766, e una pubblicazione di Antonino Parrino del 1700. Le opere presentano elementi simili in termini di stato di conservazione e rilegatura, contribuendo così a formare un lotto di particolare interesse per storici ed appassionati del patrimonio culturale napoletano.