Pubblicata a Napoli nel 1611 da Domenico Roncagliolo, la "Fisionomia naturale" di Giovanni Ingegneri rappresenta un'opera fondamentale nel campo della fisiognomica, un'arte volto a dedurre le influenze caratteriali e emotive dell'individuo attraverso l'analisi delle peculiarità del corpo umano. L'opera, un trattato in 8° contrassegnato da armi incise in legno al frontespizio, testatine e capolettere, si avvale della fusione tra filosofia, medicina e diritto, in un'epoca in cui tali discipline si intrecciavano.
Il volume, restaurato con interventi al frontespizio e con varie arrossature, è presentato in legatura coeva in pergamena, il che ne attesta la storicità. Riflessioni e studi elaborati, come quelli di Giambattista della Porta, influirono sull'accettazione e sull'interpretazione del testo, il quale ha trovato, nel suo tempo, un ricevimento controverso sia per le tematiche trattate che per le implicazioni rispetto alla fede. L'opera di Ingegneri è oggi considerata un'importante testimonianza della ricerca scientifica e filosofica del periodo.
Condizioni di conservazione del volume presentano alcune macchie tipiche dell'uso, mentre il restauro recente ne ha preservato l'integrità. Nonostante la rilevanza del testo, l'opera è stata etichettata come invenduta.