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Firenze, Galleria Corsini. Esposizioni The Age of Vasari: A Loan Exhibition, Binghamton, University Aty Gallery, 1970; Giorgio Vasari. Disegnatore e Pittore. “Istudio, diligenza et amorevole fatica”, Arezzo, Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, 3 settembre – 11 dicembre 2011.
U. Medici, Catalogo della Galleria Corsini, 1880, p. 29, n. 96; The Age of Vasari: A Loan Exhibition, catalogo della mostra (Binghamton, University Aty Gallery) Binghamton 1970, p. 35; L. Corti, Vasari. Catalogo completo, Roma 1989, pp. 32-33; Giorgio Vasari. Disegnatore e Pittore. “Istudio, diligenza et amorevole fatica”, catalogo della mostra (Arezzo, Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, 3 settembre – 11 dicembre 2011), a cura di A. Cecchi, A. Baroni, L. Fornasari, Milano 2011, pp. 114-115. Si riporta qui di seguito un estratto della scheda redatta da Alessandro Cecchi per la mostra Giorgio Vasari. Disegnatore e Pittore. “Istudio, diligenza et amorevole fatica” “Il dipinto era stato aumentato nelle dimensioni da giunte oggi rimosse e visibili nella foto Brogi n. 17642 scattata fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento quando ancora si trovava nella Galleria Corsini. È opera ben nota alla critica come attesta l’expertise di Roberto Longhi, in data imprecisata, che ne certifica l’autografia vasariana, con una datazione intorno al 1560-1565. Gli faceva eco, probabilmente negli anni Settanta, Mina Gregori da cui la tavola viene definita ‘opera autografa e di bella qualità di Giorgio Vasari’. Esposto nel 1970 in America a Binghamton con l’attribuzione al Vasari, il dipinto è stato poi inserito, senza alcuna proposta di datazione, da Laura Corti nel catalogo dei dipinti autografi dell’aretino. Nella tavola, di grandi dimensioni, per un quadro di destinazione privata e fors’anche decurtata in antico ai lati, la figura delle Vergine campeggia per tutta l’altezza del dipinto. È inginocchiata con il Bambino che le si stringe al collo, fra san Giuseppe, a sinistra, di cui si scorgono la testa e la mano aperta, e san Giovannino con le mani giunte e lo sguardo estatico a tenere stretta la crocellina di canna. La Madonna indossa una veste rossa fiammante su cui spiccano le maniche di colore giallo e il velo rosa sulla spalla destra fermato da una fibbia con una testina grottesca fra due volute. È opera degli anni sessanta, a giudicare dallo stile che la accomuna alle pitture del soffitto del Salone dei Cinquecento e alla produzione pittorica degli anni 1560-1568, fra cui l’Assunzione della Badia e le pale nelle chiese conventuali fiorentine. Difficile è pervenire a una datazione più precisa e impossibile identificare, per la mancanza di descrizioni precise e delle misure, l’opera fra quelle citate in quegli anni nelle Ricordanze che annoverano, sulla fine del 1559, ‘un quadro grande duna nostra donna a messer Averardo de Medici, cavalier di X° (Cristo)’, alla fine dell’anno seguente ‘uno quadro dune Nostra Donna” inviato a Venezia all’amico Cosimo Bartoli e ‘uno quadro d’una Nostra Donna’ fornito a Messer Tommaso de’ Medici”. Opere dichiarate di interesse culturale particolarmente importante Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Firenze, Pistoia e Prato, ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. N. 42 del 22.01.2004 con decreto del 28 novembre 2011. The Italian Soprintendenza considers this paintings to be a work of national importance and requires it to remain in Italy; it cannot therefore be exported from Italy.