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Il lotto comprende diciotto gettoni monetali fatimidi, realizzati in pasta vitrea, i quali si ispirano ai modelli degli exagia bizantini. Tali gettoni fungevano da campioni ponderali per la valuta in circolazione, permettendo ai commercianti e ai cambiavalute un controllo più efficace del peso delle monete nel contesto economico dell'epoca. Ogni gettone era prodotto con una particolare punzonatura a caldo, visibile nel caratteristico rigonfiamento del bordo, e veniva artigianalmente realizzato in diverse aree del mondo arabo.
Questi oggetti, utilizzati nella pesatura delle monete d’oro e d’argento, sono il risultato di un'evoluzione normativa che, iniziando con Costantino I e successivamente riveduta da Giustiniano I, mirava a combattere gli abusi nella pesatura delle monete metalliche. Nonostante siano stati rinvenuti principalmente in contesti civili ed ecclesiastici, recenti studi suggeriscono che i gettoni avessero un'utilità commerciale, forse per ovviare alla scarsità di metallo o per affrontare difficoltà economiche. La condizione attuale dei gettoni è variabile, con alcuni catalogati e altri frammentati, il tutto conservato in bustine di collezione.
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