Il lotto comprende diciassette gettoni monetali fatimidi, realizzati in pasta vitrea. Questi oggetti risalgono all'epoca fatimida e sono caratterizzati da punzonatura a caldo, eseguita poco prima del raffreddamento del vetro, che conferisce loro un rigonfiamento distintivo del bordo. I gettoni si ispirano al modello degli exagia bizantini e svolgevano un ruolo fondamentale come campioni ponderali della valuta in circolazione.
Utilizzati principalmente da commercianti e cambiavalute, questi gettoni permettevano un controllo più preciso del peso delle monete, facendo riferimento al dirham e, successivamente, alla kharruba nel periodo normanno e svevo. Produzioni simili di gettoni di vetro, noti come sanagat, avevano come scopo di garantire non solo una maggiore facilità nelle transazioni ma anche di contrastare abusi nella pesatura delle monete d’oro e d’argento.
Nonostante la conservazione di questi oggetti fosse prevalentemente negli ambienti civili o ecclesiastici, recenti studi suggeriscono la loro funzionalità anche in operazioni commerciali di piccolo scambio, in risposta a eventuali carenze di metallo o difficoltà economiche.