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<p>Interessante raccolta di 3 manoscritti di argomento scientifico e architettonico opera di Giuseppe Saracco, vergati da un'unica settecentesca mano e ad oggi inediti, illustrati da molte bellissime figure nel testo e a piena pagina. Il manoscritto dell'<em>Opticae perspectivae tractatus </em>è inoltre impreziosito da 21 rami, rifilati all'inciso, che raffigurano celebri vestigia di epoca romana: si tratta con molta probabilità delle tavole di una serie estremamente rara di 28 vedute pubblicata ad Anversa nel 1560 da De Jode con il titolo <em>Ruinarum variarum fabricarum delineationes pictoribus </em><i>caeterisque </i><em>id genus artificibus multum utiles Gerardus Judeus excudebat</em>, talvolta attribuite a Androuet du Cerceau, di cui si conosce una sola copia posseduta dalla British Library (<span style="font-variant: small-caps;">Geymuller </span>1887, 328-329). Meno probabile che si tratti delle vedute della serie pubblicata nello stesso anno da Lambert Suavius o Zutman: Il Rijksmuseum possiede due versioni della tavola con iscrizione <em>Templum Idor. Egito</em>, una attribuita a Zutman (RP-P-2008-469), di diversa fattura dalla nostra, e un'altra identica a quella del nostro esemplare (RP-P-H-OB-12.252) attribuita a Jacques Androuet. Due dei tre manoscritti recano in antiporta due grandi stemmi (uno sormontato da una generica corona nobiliare e l'altro da una corona comitale) riconducibili alla famiglia dei Saracco Riminaldi di Ferrara, oriundi di Pavia, che nel 1732 ricevettero il titolo di Conti da Clemente XII. <span style="font-variant: small-caps;">Spreti </span>VI, 129 nomina fra i personaggi celebri della casata Giuseppe Saracco che con «Breve del 10 marzo 1735 fu nominato consigliere di primo ordine, la più alta carica che si potesse allora godere in Ferrara, che nel 1775 passò a suo figlio Giovanni Battista». La provenienza emiliana dei manoscritti sembrerebbe confermata anche dalle filigrane e dalle contromarche della carta: le più ricorrenti sono una contromarca "BV sormontata da trifoglio" (vedi <em>Filigrane bolognesi </em>n. 35, contromarca della filigrana "stella a 6 punte", data 1677) e della filigrana "tre crescenti di grandezza a scalare disposti in sequenza orizzontale", molto comune nei manoscritti del Fondo statuti della Biblioteca comunale Ariostea di Ferrara.</p>