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originaria e i passaggi di proprietà avvenuti nel corso del tempo, risulta sicuramente collocabile al primo Seicento, in un tempo nel quale Francesco Curradi manifestò, in modo ben più che evidente, la volontà di conciliare nelle proprie creazioni elementi descrittivi e compositivi ancora legati alla cultura fiorentina dell’ultimissimo Cinquecento con aperture verso la nouvelle vague locale legata in prevalenza, oltre alle opere d’inizio secolo di Bernardino Poccetti, al linguaggio del Cigoli e del Passignano e dei loro adepti. Richiami alla pittura tardo-cinquecentesca risultano evidenti essenzialmente nella descrizione “alla fiamminga” del paesaggio derivata, ad esempio, dalla conoscenza delle opere di Adriano Fiammingo e di Alessandro Allori (pensiamo soprattutto agli affreschi di Allori con paesaggi presenti nel terrazzino degli appartamenti di Cristina di Lorena in Palazzo Pitti: S. Bellesi, Interventi decorativi a Palazzo Pitti tra fine Cinquecento e primo Seicento in “Paragone”, 1998, 21, pp. 49-52) e nella resa, sempre di matrice stilistica nordica, degli animali, definiti con scarso rigore naturalistico come quelli proposti, tra gli altri, in vari cicli di arazzi prodotti nel primo tempo dell’Arazzeria Fiorentina, come la serie di Spalliere con grottesche e animali, tessuta da Giovanni Rost e Nicola Karcher su disegni del Bachiacca e quella delle Cacce al Poggio a Caiano realizzata da Benedetto Squilli e Giovanni Sconditi su modelli di Giovanni Stradano (Per queste opere si veda L. Meoni, Gli arazzi nei musei fiorentini. La collezione medicea. Catalogo completo, I. La manifattura da Cosimo I a Cosimo II (1545-1621); Livorno, 1998, pp. 172-185 e pp. 210-223). Aperture verso le novità già seicentesche si sottolineano, invece, nell’impostazione e nella resa tipologica del Dio Padre, in linea, come già indicato, con la poetica di artisti come Cigoli, Passignano e Poccetti. Tali caratteri si ritroveranno poi anche in alcune delle prime opere di uno dei più cari allievi di Curradi, ovvero Cesare Dandini, come attesta ad esempio l’Ecce Homo della collezione Michelucci (si veda S. Bellesi, Catalogo, op. cit., II, fig. 390). Confronti pertinenti che consentono l’assegnazione dell’opera in esame a Curradi si individuano essenzialmente dalla lettura tipologica di alcuni protagonisti o figure marginali presenti, ad esempio, in dipinti come L’anima di un bambino condotta alle porte del Paradiso in collezione privata, il Martirio di santa Margherita presso Giovanni Pratesi, il Cristo flagellato alla colonna nella Galleria Bosoni a Milano e, ancora, l’Investitura del figlio Filippo prima della partenza di Luigi IX di Francia già presso la Galleria Il Cartiglio a Firenze (per queste opere si veda S. Bellesi, Catalogo, op. cit., II, figg. 366, 374, 383 e 387). THE CREATION oil on canvas, cm 100x128,5 € 8.000/12.000 Il dipinto è corredato da parere scritto del prof. Sandro Bellesi.
precedente). Il dipinto, del quale ignoriamo la