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<p>Manoscritto senese in cui si alternano un libro di conti con annotazioni di acquisti e pagamenti di tal <em>Jo. Arrivabene</em> alle terzine e quartine di una breve pièce teatrale, e in fine sono trascritti tre componimenti poetici intitolati <em>Capitula ad Amasia</em>. Il manoscritto, datato 10 luglio 1512 alla prima carta e 10 maggio 1519 a carta 7v, contiene una farsa rusticale in vernacolo senese-toscano priva di titolo incentrata su cinque personaggi: Ersilia, Aroldo, Drisero, Oreste e Sinile; ha al suo interno anche una <em>Canzone a ballo</em> in due quartine (carta 10v). Sebbene non se ne conosca l'Autore, si tratta con ogni probabilità di un componimento riconducibile alla famosa Congrega dei Rozzi, che nel 1531 si fece Accademia, che risulta ad oggi inedito. Uno dei primi autori del genere fu Mariano Trinci detto Maniscalco dalla sua professione, attivo nei primi decenni del secolo; di lui si conoscono varie opere (cfr. <span style="font-variant: small-caps;">Melzi </span>II, 162) di cui la maggior parte a carattere rusticale; in particolare nella commedia <em>Il Bicchiere</em>, pubblicata nel 1514, il tema e i personaggi si avvicinano molto a quelli della nostra farsa: la giovane Erifile è sposata al vecchio e avaro Senile ed è corteggita dal giovane e innamorato Pulidoro. Sull'importante produzione teatrale dei Rozzi hanno scritto <span style="font-variant: small-caps;">D'Ancona, Croce</span> e <span style="font-variant: small-caps;">Alonge</span>. «Il secolo XVI [...] dètte origine in Siena ad un teatro interamente popolare e borghese: quello della Congrega dei Rozzi» (<span style="font-variant: small-caps;">Mazzi </span>3), che furono fra i primi a porre in scena i contadini. Cfr. <span style="font-variant: small-caps;">Romei</span>, <em>Minima letteraria </em>134: «Siena viveva allora una stagione incantata di precario e come sospeso fervore [...]. Naturalmente quel moto centripeto di integrazione sociale ed intellettuale non poteva che metter capo a forme di aggregazione via via più complesse [...]; nasceva così, fra i ceti medio-bassi, la Congrega dei Rozzi, produttrice di un tipico manufatto artigiano (la farsa rusticale) assai fortunato sul mercato letterario».</p>