Opera di Ettore Colla, realizzata tramite assemblaggio murale di ferri di recupero, dimensioni cm 221x175. L'opera, datata in un periodo compreso tra il 1896 e il 1968, è riconducibile allo stile innovativo dell'artista parmigiano, che ha utilizzato materiali di risulta per creare composizioni tridimensionali di grande impatto visivo.
L'opera si distingue per la sua caratterizzazione estetica e il raffinato uso del metallo, elemento chiave nella pratica di Colla. La composizione è segnata da un gioco di luci e ombre, offrendo una dinamica visiva che invita lo spettatore a interagire con la superficie. La scelta di materiali industriali riflette una preoccupazione verso la sostenibilità oltre a una collocazione nel contesto del rinnovamento artistico del XX secolo.
Il pezzo è accompagnato da un certificato di autenticità firmato da Giorgio De Marchis, datato 28 maggio 2004. Non presenta evidenti segni di degrado, mantenendo uno stato di conservazione in linea con la sua epoca. L'opera è citata nella bibliografia curata da Giorgio De Marchis e Sandra Pinto, consolidandone la rilevanza nel panorama artistico contemporaneo.
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Bibliografia
Giorgio De Marchis, Sandra Pinto, Colla, con una prefazione di J.J. Sweeney e una poesia di W. Sandberg, Bulzoni Editore, Roma, 1972, p. 108, n. 236, fig. 236 (riprodotto orizzontale).
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