Edizione rara e prestigiosa degli Statuti sabaudi, pubblicata a Torino nel 1856 dall'erede Niccolò Bevilacqua. L'opera è impressa in formato in quarto e presenta un grande stemma sabaudo xilografico al frontespizio, accompagnato da capilettera figurati incisi. Il testo è composto in carattere romano e corsivo, ma presenta delle lacune, tra cui la carta bianca +8 mancante, una lacuna al frontespizio e marginali bianchi, arrossature e brunitura leggera, nonché una lieve gora d'acqua su alcune carte.
Questa edizione, considerata la più significativa sul piano testuale, è condotta sulla base delle edizioni precedenti e terminale con il 'Sommario' del 1522 di Giovanni Nevizzano, con aggiornamenti di Ottaviano Cacherano d’Osasco. Le ultime quattro carte non numerate contengono l’elenco delle festività con i rispettivi santi e anche informazioni sui valori e pesi delle monete auree italiane e piemontesi. La legatura è del XVIII secolo, in vitello marrone, con dorso a sei nervi e comparti con titolo in oro su tassello, presentando tagli rossi.
L'oggetto è contrassegnato da un ex libris araldico 'Cav. Perrachino di Cigliano' al contropiatto e da una firma di appartenenza 'Laurentius Tapparellus a Genoliae' sulla carta di sguardia. Seppure l'opera presenti alcuni difetti, la sua importanza storica e testuale rimane indiscutibile, rappresentando la sesta redazione degli Statuti sabaudi.