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<p>Rarissima ristampa dell’altrettanto rara prima edizione del <em>De chocolatis potu diatribe</em> uscito nel 1664 (RBH ne registra un unico passaggio nel 1949), saggio con cui il cardinale pugliese Francesco Brancaccio cercò di risolvere la lunga controversia tra gli ordini religiosi in merito al divieto di consumare cioccolata calda durante la Quaresima e le feste comandate. Argomentando finemente la sua esposizione, Brancaccio decise che la cioccolata rompeva il digiuno solo nella sua forma densa, perché diventava più cibo che bevanda, ma non se assunta invece in forma liquida come una tisana (pare che al tempo la preparassero anche così…). Dunque via libera al “brodo indiano”, come la definì Brancaccio (e infatti, nell’incisione in apertura al trattato, si vede Nettuno che, arrivato sulla sua carrozza marina alle colonne d’Ercole, consegna a un locale una preziosa scatola con su scritto “indum nectar”). L’opera si conclude con il metodo di preparazione della bevanda al cioccolato "lecita".</p>