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- Anversa, Karel Ooms (1845-1900);- Anversa, K. Ooms-van Eersel;- Anversa, Van Herk & Van de Broek, 15 maggio 1992, lotto n. 130 (come attribuito a P.P. Rubens);- Amsterdam, Sotheby's, Old Master Paintings, 18 maggio 2004, lotto 50 (Da Pieter Paul Rubens, circa 1640). Il dipinto qui presentato è una raffinata replica su rame, di formato ridotto e con alcune varianti, della celebre composizione di Peter Paul Rubens (Siegen 1577 – Anversa 1640), Le conseguenze della guerra, eseguita tra il 1637 e il 1638 e oggi conservata nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze.Il rapporto con il prototipo è particolarmente significativo. La grande tela fiorentina, di dimensioni monumentali, nasce infatti negli ultimi anni della vita di Rubens, in un momento nel quale la sua attività pittorica si intreccia strettamente con la sua esperienza diplomatica e con la drammatica situazione politica europea. La Guerra dei Trent'anni, che dal 1618 avrebbe sconvolto gran parte del continente, costituisce lo sfondo storico e ideale della composizione. Lungi dal rappresentare un episodio bellico specifico, Rubens traduce la devastazione della guerra in una complessa allegoria mitologica, capace di assumere un significato universale.Il dipinto fiorentino fu commissionato nel 1637 da Justus Suttermans, celebre ritrattista fiammingo attivo alla corte medicea. Rubens lo inviò a Firenze nel marzo del 1638, accompagnandolo con una lettera datata 12 marzo nella quale spiegava dettagliatamente il significato delle figure e della composizione. L'opera sarebbe quindi entrata nella collezione del principe Ferdinando de' Medici nel 1691, attraverso gli eredi di Suttermans, per confluire successivamente nelle raccolte di Palazzo Pitti, dove ancora oggi si conserva. Il soggetto si sviluppa attorno alla drammatica contrapposizione tra Marte e Venere. Marte, dio della guerra, irrompe sulla scena armato e con la spada sguainata, mentre Venere tenta inutilmente di trattenerlo. Il movimento impetuoso del dio, proiettato verso destra, contrasta con il gesto di Venere, che cerca di arrestarne la corsa attraverso la forza dell'amore. Alle loro spalle, il Tempio di Giano appare con le porte spalancate, secondo l'antica tradizione romana che le voleva aperte in tempo di guerra e chiuse durante la pace. L'allegoria si amplia attraverso le figure che circondano i due protagonisti. L'Europa, rappresentata come una donna disperata, assiste impotente alla distruzione provocata dal conflitto; un putto reca il globo sormontato dalla croce, allusione alla cristianità minacciata dalla guerra. Nella parte inferiore della composizione compaiono inoltre gli strumenti delle arti e delle attività umane, abbandonati e travolti dalla violenza: è l'idea, centrale nell'invenzione di Rubens, che la guerra non distrugga soltanto vite e territori, ma anche la cultura, le arti, il commercio e ogni forma di progresso civile. Sullo sfondo si intravedono inoltre le personificazioni della Peste e della Carestia, ulteriori conseguenze del conflitto. La composizione assume così il carattere di una vera e propria allegoria della distruzione della civiltà europea. La scelta di affidare a figure mitologiche un messaggio tanto strettamente legato alla contemporaneità costituisce uno degli aspetti più moderni dell'invenzione rubensiana: non viene raffigurata una battaglia, né viene celebrata una vittoria, ma vengono visualizzati gli effetti che la guerra produce sulla società e sulla cultura.