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<p>Quando Paolo V minacciò di interdetto Venezia perché la Serenissima aveva «ricusato di ritirare o modificare una legge del pontefice ritenuta contraria alle immunità ecclesiastiche Sarpi esternò le proprie idee teologiche in proposito, trattando senza riguardo la S. Sede; ciò suggerì al Senato veneto di crearlo teologo consultatore della repubblica [...]». Il Sarpi, protagonista indiscusso da parte veneziana di quella grave disputa giurisdizionale e politico-diplomatica passata alla storia come Conflitto dell'Interdetto (1606-1607), «scrisse libri su libri per provare che Roma non aveva il diritto di lanciare date censure» (<span style="font-variant: small-caps;">Vismara</span>, <em>Piombi a Venezia</em>, 17). Questo testo non vide le stampe che nel Settecento, dapprima nell'edizione olandese dello Scheurleer del 1721 e poi nell'edizione completa delle <em>Opere </em>stampata a Verona da Moroni nel 1768; si veda <span style="font-variant: small-caps;">Bianchi-Giovini </span>II, 392 e <span style="font-variant: small-caps;">Melzi </span>III, 27, che rigettano inoltre l'attribuzione del testo al Sarpi.</p>