Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene, edizione originale in esemplare in barbe, datato 1764. Questa opera è considerata fondamentale per la storia del diritto penale moderno, rappresentando una risposta critica ai metodi giuridici medievali e arcaici del suo tempo.
Beccaria espone, attraverso una scrittura incisiva e illuministica, la necessità di riformare il sistema penale, ponendo l'accento sulla proporzione tra crimine e pena, e sul principio della prevenzione. L'autore contestò l'uso della tortura e della pena di morte, suggerendo in alternativa pene più umane come ammende e esilio, e richiedendo riforme nelle condizioni detentive.
Il volume è stampato a Livorno da Marco Coltellini e presenta un fregio xilografico al frontespizio. Sebbene manchi l'errata, presenta fioriture e leggere arrossature tipiche del tempo, conservando la legatura originale in cartonato alla rustica. La copia è arricchita da un titolo manoscritto e un piccolo tassello cartaceo al dorso, mostrando lievi difetti dovuti all'uso.