L'opera, attribuita a Bernardo Cavallino (1616 - 1656), è realizzata in olio su tavola e misura cm. 61x38. Riconosciuta come autografa dal prof. Nicola Spinosa, questa tavola rappresenta una variante caratteristica del noto soggetto presente al Museo di Capodimonte, con composizione invertita e dimensioni ridotte.
Il dipinto esprime una visione mistica di Sant'Antonio da Padova, ritratto in preghiera davanti al Bambino Gesù, avvolto da una luce eterea. I sofisticati effetti chiaroscurali e la resa espressiva dei volti sono testimoni della maggiore maturità artistica di Cavallino, segnata dall'influenza dei modelli classicisti e dalla pittura veneta, oltre alla lezione di Van Dyck.
L'opera si distingue per l'intimità poetica e la dolcezza dei gesti, evidenziando l'accuratezza nella rappresentazione di elementi simbolici, come il volume aperto e il giglio bianco sostenuto dal Bambino. Connotata da un raffinato lirismo, questa tavola è una testimonianza significativa della pittura devozionale napoletana del Seicento.