Roma, Francesco Corbelletti, 1627. In 8°. Pubblicazione esemplificativa del contributo gesuitico alla conoscenza del Tibet, questa prima edizione italiana è stata tradotta da Giovanni Gabrielli e coincide con la diffusione della prima edizione editata a Lisbona. L'opera, che presenta un emblema gesuitico xilografico al frontespizio e un capolettera ornato, si distingue per la trattazione sul legame errato tra il Tibet e il gran Cataio.
Il volume è contraddistinto da una leggera brunitura e da una lacuna risarcita al frontespizio, elementi che non ne intaccano l'integrità complessiva. La legatura moderna in pergamena, completa di tassello in pelle verde in cui sono impressi in oro autore e titolo, conferisce un ulteriore valore all'opera. Il suo stato di conservazione si attesta come buono, rendendolo un importante testimone della letteratura di viaggio del XVII secolo.