

31
<p>Il manoscritto è così composto: <em>Bened. Varchi al Tribolo scultore et al Bronzino dipintore amicissimi suoi</em>. SEGUITO DA: <em>Argomento</em>. SEGUITO DA: <em>Delle trasformazioni di Publio Ovidio Nasone libro XIII tradotto in lingua latina</em>. SEGUITO DA: <em>Benedetto Varchi al molto Mag.co [...] Bernardo Salviati Priore di Roma</em> [datato in fine 12 luglio 1541]. SEGUITO DA: <em>La morte d’Eurialo et di Niso Tradotta dal nono libro di Vergilio in lingua Toscana da Benedetto Varchi Fiorentino.</em> Queste traduzioni poetiche diedero notorietà a Varchi agli esordi della sua attività letteraria. Dalla lettera inviata a Tribolo e Bronzino (qui datata 1539 e non 1538) si evince che si tratta di un esercizio giovanile. L’incipit è il seguente e presenta varianti rispetto alla versione pubblicata: <em>Sedero i capitani, et stando intorno / a guisa di corona il popol greco / si levo in piedi il forte Aiace, e l’ira / non potendo frenar, con occhio bieco / si volge a sigei lidi, et a l’armata / che nel lito sigeo vicina stava / E stendendo le mani, noi trattiam disse / La lite, ahi Giove, anzi a le navi, e meco / non ha vergogna d’agguagliarsi Ulissè / Ei non dubitò già dar luogo, et lungi / fuggir le fiamme d’Ettore, che io / sostenni e discacciai da queste navi. / Dunque è migliore et più sicuro omai / tenzionar con parole finte et vane / che combatter con mano ardita e fortè [...]</em>. Nella lettera che accompagna l’altro volgarizzamento coevo al frammento di Ovidio, quello dell’episodio di Eurialo e Niso dall’XI libro dell’Eneide, Varchi si scusa col destinatario Bernardo Salviati di non aver avuto il tempo di rivedere e correggere la sua versione, ma si giustifica affermando che <em>una eccellentissima dipintura, o scultura di mano di Michelagniolo fusse, tutto che ritratta poi da buon maestro, ma dassai meno che mediocre garzone o piutosto fattore, dono non indegno di qualunche et alto et nobile spirito [...].</em></p>