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E. Martini, La pittura del Settecento Veneto, Maniago di Pordenone 1982, p. 467 nota 18, fig. 361; F. Magani, Antonio Bellucci. Catalogo ragionato, Rimini 1995, pp. 182-184. “Uno dei risultati più riusciti”: così questa Sacra Famiglia è apostrofata da Fabrizio Magani in una comunicazione scritta alla proprietà. “Egli sa donare splendore e florida opulenza agli incarnati quasi di cera, moto e morbidezza ai panneggi, calda e vibrante luminosità alla tessitura cromatica, che sarebbe divenuta un tratto permanente del suo repertorio”, continua lo studioso descrivendo le caratteristiche di Bellucci, attivo a Venezia, Vienna, Düsseldorf e Londra con un nutrito repertorio di pittura di storia e allegorica. La tela è stata resa nota da Egidio Martini nel 1982, ritenendola del periodo in cui il pittore è attivo a Londra dove è documentato a partire dall’ottobre del 1716: tale scansione cronologica è stata in prima battuta confermata, nel suo studio monografico del 1995, da Magani che riconosce nella tela i tratti della maturità pittorica dell’artista – la correttezza del disegno coniugata alla morbidezza delle tinte – accostandola alla Madonna con il Bambino, Sant’Antonio di Padova, Santa Lucia, oggi presso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale a Venezia (Magani 1995, cat. 91, p. 185). In seguito a un felice restauro che ha restituito vigore nel chiaroscuro e nitidezza di dettaglio alla Sacra Famiglia presentata, Fabrizio Magani, nella comunicazione scritta menzionata in apertura, ha proposto una retrodatazione agli anni di passaggio tra i due secoli quando Bellucci è impegnato nell’esecuzione della grande decorazione di Palazzo Liechtenstein a Vienna. Si conosce una seconda versione, ascrivibile a epoca più tarda (Magani 1995, pp. 182-184, cat. 91): in quella offerta lo studioso riscontra una “maggiore definizione del segno e una più precisa orchestrazione delle rifiniture”.