L'opera di Agostino Scilla, databile tra il 1629 e il 1700, rappresenta un significativo esempio della sua produzione accademica, realizzata in olio su tela e misurante cm 97,5x76. Scilla, una delle figure prominenti della pittura messinese del Seicento, combina nel suo stile influenze classiciste acquisite durante gli studi con Antonino Barbalonga e Andrea Sacchi e le esperienze maturate a Roma.
L'opera si distingue per la complessità dei riferimenti stilistici, con tratti che richiamano i maestri quali Ribera, Salvator Rosa e Mattia Preti, pur mantenendo una coerenza estetica. La rappresentazione del poeta, inserito in un contesto che unisce elementi di profondità intellettuale e simbolismo, è emblematicamente caratterizzata dalla presenza di un libro e di un teschio, che rimandano a tematiche legate alla conoscenza e alla mortalità.
Lo stato di conservazione dell'opera è buono, con dettagli visibili che attestano la tecnica pittorica dell'autore. La tela presenta le firme e i segni distintivi di Scilla, conferendo al pezzo un valore storico e artistico significativo. Risale ad un periodo di intensa produzione dell'artista, e si lega a opere similari della sua fattura, rendendola parte integrante del patrimonio culturale siciliano.