Libri, Autografi e Manoscritti
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6 mar 2024 - 7 mar 2024
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Edda Mussolini - 3 Lettere Autografe Inviate al Giovane Amico Marino Viarana.

Base Asta460 €
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Manoscritti a Inchiostro Bruno su Carte Colorate. 12 Pagine Scritte in Totale. Buste Conservate. Sono Conservate le Trascrizioni delle Lettere. Dimensioni 190x290 MM Ca. Si Aggiungono: Id. 3 Fotografie in B/n che Ritraggono Edda Vestita in Spiaggia (con Dedica Autografa a Marino Viarana), in Costume da Bagno E, Sempre in Costume, su una Piramide di Giovanotti, tra i Quali Spicca Marino, Abbracciato a Lei. Dimensioni 180x235 MM.

Bibliografia

<p>I DOCUMENTO: In queste lettere la giovanissima Edda parla dei suoi viaggi, del suo amore per Marino Viarana e della disperazione di non poterlo sposare, per non deludere il Duce, che, dice: <em>ne avrebbe grande dolore e questo non voglio. Tra i due &egrave; meglio che soffra io</em>. Scrive di Riccione, dei suoi viaggi e delle sua tristezza. <em>Caro Marino, questa &egrave; la mia ultima lettera &hellip; amorosa. Ho deciso di troncare. &Egrave; inutile illuderci. Io non potr&ograve; mai essere la tua compagna, dietro mio padre, c&rsquo;&egrave; un&rsquo;intera nazione che aspetta e pretende. Se io facessi un matrimonio d&rsquo;amore non sarei scusata da nessuno [&hellip;] Ma vedi questo a me non importerebbe nulla, io me ne infischio del giudizio degli altri, mi sento cos&igrave; superiore alla loro intelligenza borghese e mediocre. Mio padre per&ograve; ne avrebbe grande dolore e questo non voglio. Tra i due &egrave; meglio che soffra io [&hellip;] Io ti voglio bene ma non posso, non voglio sposarti [&hellip;] Sono sempre stata sola ed ho anche molto sofferto, se ora sono cos&igrave;, con un corpo giovanissimo e con un&rsquo;anima decrepita e scettica non &egrave; tutta colpa mia. I miei non si sono preoccupati che dei miei bisogni materiali [&hellip;] Eppure ci vogliamo bene ma non mi hanno mai capito mentre io li conosco a meraviglia. Chiss&agrave; quante volte, Marino ti penser&ograve;, ti chiamer&ograve;, mi verr&agrave; la tentazione di scriverti, di gridarti il mio amore [&hellip;] Parto domani ed andr&ograve; a Tripoli ed a Bengasi, il</em> <em>mio grande viaggio &egrave; tramontato per colpa del Sangue [&hellip;] far&ograve; la vita del deserto sola, ostinatamente sola anche se avr&ograve; intorno 50 persona. E penser&ograve; al mio Marino. Mio amore, la tua piccola bimba ti saluta e ti bacia disperatamente [...]</em> (3 novembre 1928). <em>Marino caro, ecco che la tua piccola viene a darti un po&rsquo; di gioia con la prima delle tanto sospirate lettere. E pensare che m&rsquo;ero fermamente proposta di non scriverti. Ho resistito tutt'ieri, gi&agrave; ero sicura della vittoria invece... Mio Dio non credevo di essere cos&igrave; debole nelle mie risoluzioni; la mia famosa forza di volont&agrave; se c'era prima ora sta scomparendo, anzi &egrave; gi&agrave; scomparsa sprofondata inabissata chi sa mai dove [&hellip;] Povero caro Marino che ora mi vuoi troppo bene, che non puoi pensare di perdermi, che per me vuoi lavorare, che per me rimetti a nuovo la tua bella anima di fanciullo, pensa piuttosto che il tuo amore non durer&agrave; eternamente, che un bel momento ti sar&ograve; indifferente [&hellip;] Donna pia die la mesta historia la prende con disinvolta filosofia. Ma non &egrave; proprio di parere favorevole; ha tanta fiducia in te; ci lascia fare all'amore perch&eacute; sa che tu hai la testa a posto (e il vestito nuovo?), e che io sono molto piccola. Dice che un&rsquo;unione fra noi non &egrave; possibile per tante questioni e anche perch&eacute; tu non sei abbastanza ricco per me [&hellip;] Il comico &egrave; che con aria saputa mi dice: ed &egrave; proprio per questo che lei &egrave; cos&igrave; incerta ed oscillante. Disgraziata, non sa che, se io mi accorger&ograve; di amarti, me ne infischier&ograve; delle ricchezze del mondo intero, quando c'&egrave; l'amore il resto cosa cont&agrave; Marino, mio amore ti bacia tanto la tua piccola bimba. Scrivimi (subito e presto). Villa Torlonia [...]</em> (7 novembre 1928). <em>Caro Marino, eccomi di ritorno, stanca (ma ormai riposata) e abbastanza felice. Mi ero talmente abituata a viaggiare che avrei continuato all&rsquo;infinito senza alcun rimpianto e senza alcun desiderio di rivedere la Sacra Patria e le domestiche mura. Meno male che a Pasqua taglio di nuovo il cordame e me ne vado in Spagna. Ho avuto un grandissimo successo fra inglesi e indiani, la mia vanit&agrave; femminile &egrave; soddisfatta. Il mio inizio dell'anno nuovo &egrave; stato molto meno allegro del tuo. Non ero sul &quot;Tevere&quot;. Ritornavo dalla mia visita alla Maha-Rani di Scevancore. Ero in treno, dormivo [&hellip;] Ad ogni modo ti ho ricordato molte volte specialmente con gli uomini che mi facevano la corte ero obbligata a dire dei motti di spirito [&hellip;] Mentre facevo cos&igrave; l'idiota, qualche volta, ridevo di me e guardavo con un senso di piet&agrave; quel tipo che mi ascoltava e mi faceva gli occhi triglia, e rimpiangevo, ah s&igrave;, rimpiangevo le nostre le nostre gite in auto e i nostri balletti. Proprio vero che l'umanit&agrave; mascolina, quell'aristocratica, in specie, &egrave; molto in decadenza [&hellip;] mercoled&igrave; mattina sar&ograve; a Milano, forse poi ripartir&ograve; per Cortina. Come trottola vivente, non c'&egrave; davvero male. Arrivederci mio bravo ragazzo, divertiti anche per me, nel folle Carnevale. Vivi felice e non pensarci. Tante belle cose. Edda</em> (5 novembre 1929?)</p>

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