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11 ott 2022 - 12 ott 2022
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Amilcare Ponchielli - 2 Lettere Autografe Firmate Inviate alla Futura Moglie, la Soprano Teresina Brambilla, a Parigi.

Base Asta240 €
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Manoscritti a Inchiostro Bruno. 2 Bifoli, Scritte 8 Pagine. Conservate le Buste Affrancate Viaggiate. Dimensioni 190x245 MM.

Bibliografia

<p>Le lettere svelano il Ponchielli pi&ugrave; intimo, innamoratissimo della futura moglie ma che gi&agrave;, con accenni cupi, presagiva la malattia che gli sarebbe stata fatale. In quel periodo era intento, come un martire alla composizione de I Lituani. Il compositore usa poi parole durissime nei confronti del Teatro degli Italiani di Parigi, dove la &ldquo;sua&rdquo; Teresina subiva imbrogli e raggiri. Lettera del 14 dicembre: &ldquo;Mio Angelo, gioia mia, sono qui dagli zii, e rispondo immediatamente alla tua arcicarissima lettera che ricevetti con quel trasporto e immenso piacere, come puoi immaginare! Ma per&ograve; io devo sgridarti! Io non voglio che tu t&rsquo;abbandoni cos&igrave; alla melanconia. No! Tu devi cantare, perci&ograve; mio angelo, il morale innanzi tutto! [&hellip;] Io t&rsquo;amo! Lo sai! T&rsquo;amo e tu devi essere mia, senza di te io sono un infelice! [&hellip;] Io lavoro e ho finito il Prologo [de I Lituani] del quale non sono malcontento e cos&igrave; pure Giulio Ricordi. T&rsquo;assicura che per l&rsquo;opera non m&rsquo;inquieter&ograve; [&hellip;]&rdquo; La lettera prosegue con espressioni dialettali &ldquo;Mi sont el vecc e semper sar&ograve; il to vecc fino a tanto che Cristo mi lascia in vita che sar&ograve; vecc davvero, con tosse, catarro, asma e altri simili insetti. Io allora star&ograve; al fuoco vicino a te, &hellip; naturalmente avr&ograve; rinunciato all&rsquo;arte, e dir&ograve; che la musica ha fatto il suo tempo, rimpiangendo interrotto dall&rsquo;affanno polmonare, i tempi passati&rdquo;. Ponchielli morir&agrave; di broncopolmonite nel 1886, poco pi&ugrave; che cinquantenne. Lettera del 22 dicembre: &ldquo;Mio angelo / non rattristarti, se tardo qualche giorno a scriverti, ne &egrave; colpa l&rsquo;opera, intorno alla quale lavoro come un martire, sto ora alla met&agrave; dell&rsquo;atto 1&deg; e spero in pochi giorni di terminare anche questo. Dalla tua ultima sento gl&rsquo;imbrogli e i raggiri che ti minacciano [&hellip;] gi&agrave; il teatro &egrave; un covo di birbanti l&rsquo;uno peggiore dell&rsquo;altro [&hellip;] io non potrei avere il coraggio civile di affrontare quest&rsquo;imbroglioni, per i quali bisogna esser nati con quella felice disposizione di menar via pugni, e se occorre una qualche pistolettata. Bisogna aver nel sangue un&rsquo;attitudine particolare, io confesso che non l&rsquo;ho [&hellip;] non credevo che al Teatro Italiano di Parigi vi fossero birbanti simili. Oh, il teatro! Credo che Miraglia [Corrado, tenore e impresario] ti abbia scritto in proposito&rdquo;. Seguono parole d&rsquo;amore e accenni simpatici: &ldquo;Mi domandi chi mi fa il nodo alla cravatt&agrave; Io stesso! Il mio solito gruppettino alla sans fa&ccedil;on e addio! [&hellip;]&rdquo; In fondo alla lettera c&rsquo;&egrave; una nota affettuosa scritta e firmata dallo zio Corrado:&rdquo; [&hellip;] Non dar retta a quello che ti dice Ponchielli [&hellip;]&rdquo;.</p>

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